sabato 12 marzo 2011

Romanzi a New York #40: L'Esca


Di thriller con protagonista uno scrittore ce ne sono parecchi. Basti pensare, ad esempio, ad alcuni lavori di Stephen King che qui, non a caso, firma il lancio in quarta di copertina.
Ma quando il romanzo, oltre ad avere una trama perfetta, costituisce una satira del mondo editoriale e una fonte preziosa di informazioni per ogni aspirante scrittore vuol dire che siamo di fronte a qualcosa di molto originale, destinato non solo ai fan del genere, ma a una platea molto più vasta di lettori. E questo è il caso de L'Esca (The Hook) di Donald E. Westlake (1933-2008), scritto nel 2000 e pubblicato due anni fa dalla giovane casa editrice Alacran di Milano, impegnata nella meritevole opera di recupero degli inediti dell'autore.
Westlake è considerato uno dei maestri del giallo e non solo. Ha pubblicato libri di ogni genere con vari pseudonimi e nel 1990 ha avuto anche una nomination all'Oscar come sceneggiatore del film Rischiose Abitudini (The Grifters), diretto da Stephen Frears e ispirato a un romanzo di Jim Thompson.
Al centro de L'Esca c'è la crisi di creatività e coniugale dello scrittore famoso Bryce Proctorr che incontra per caso un suo vecchio amico e collega dalla carriera meno fortunata ma con l'estro narrativo ancora brillante. Due problemi, una sola soluzione attraverso un patto dagli effetti devastanti...
C'è un pò, ma solo un pò, dell' Hitchcock di Delitto per Delitto (Stranger on the Train), c'è un detective che parla e agisce come il tenente Colombo ma con meno fiuto, ci sono due donne che non fanno della simpatia la loro arma migliore e poi, last but not least, c'è New York, descritta in maniera mai banale, con una particolare attenzione anche agli interni di una città degli anni 2000, con molti quartieri sempre più chic e sempre meno sobborghi: "Era una cucina molto ampia per un appartamento a Manhattan, sei stanze in Perry Street, nel Greenwich Village... erano contenti di avere tanto spazio, compresa una specie di mansarda, altra rarità a Manhattan."
Westlake è passato alla storia come uno dei pionieri dell'inserimento di una vena di humor nelle trame gialle, senza alterarne la tensione e anche nelle descrizioni d'ambiente non si risparmia la battuta, come nel caso di un altro dei luoghi del romanzo: "L'ampio salone, arredato da Lucie con l'aiuto dei grandi magazzini Bloomingdale, affacciava su Central Park e aveva una gran terrazza sul lato dell'immobile. Da lì, al quindicesimo piano, si godeva una splendida vista della Midtown Manhattan... Se mai dovessi ammazzarmi lo farei da qui, scavalcando il parapetto."
La storia appassiona su più livelli, la curiosità cresce sia per l'avventura editoriale dei personaggi, per le molte informazioni "dietro le quinte" sui meccanismi editoriali che per l'indagine sull'inevitabile omicidio, raccontato peraltro in maniera tanto diretta da farlo apparire di una semplicità terrificante.
L'esca del titolo definisce quel gancio che si aggiunge a una storia per renderla più appetibile dai lettori.
Se dovessi cercare l'esca de "L'Esca" io la individuerei proprio nel desiderio intimo di ogni grande lettore: quello di diventare uno scrittore, non necessariamente grande come è stato Donald E. Westlake.
L'Esca, Donald E. Westlake, Alacran Edizioni, 2009